Ci sono due bambini, otto anni circa…un giorno si incrociano, da lontano, ed è una scoperta improvvisa e sconvolgente; è improvvisa perché nessuno sapeva e immaginava l’esistenza dell’altro; è sconvolgente perché si incontrano due culture diverse, due modi differenti di intendere la quotidianità.
Superata l’iniziale paura, l’iniziale diffidenza, ecco che un episodio del tutto in calcolato mette le due piccole umanità l’una nel cuore dell’altra; il bimbo esquimese (la storia è ambientata in Islanda) salva la vita al bimbo islandese che è rimasto seppellito sotto un’improvvisa valanga.
I due mondi fino a un attimo prima estranei ed oscuri diventano l’uno debitrice all’altro, l’uno bisognoso dell’altro; la famiglia di Boatz grata a Ikingut per quello che ha fatto, e Ikingut bisognoso di una comunità a cui affidarsi per non più essere solo.
Il fatto è che Ikingut (nome fortuito con cui nella storia verrà chiamato il giovane ospite, me che nella lingua d’origine significa “amico”) sembra essersi perso tra i ghiacci, forse durante una battuta di caccia, e poi le condizioni climatiche davvero inaccessibili e l’immenso deserto di ghiaccio hanno fatto il resto…
Ma poi ce dell’altro; i due bambini si affezionano visceralmente; il loro legarsi è un fatto naturale e del tutto magico, come sono magici i sentimenti d’amore che si manifestano improvvisi e del tutto spontanei. Loro hanno un vantaggio; sono innocenti, non hanno il freno dell'essere condizionati e civilizzati dalle norme dell'ipocrisia.
Nel nome di questo perfetto quanto ordinario sentimento Boatz è pronto a mettersi in pericolo per aiutare il compagno d’avventura, e Ikingut è pronto a togliersi d’impiccio per liberare l’amico dall’ingombro della sua presenza.
Il fatto è che la comunità chiusa e un poco ignorante in cui si svolge la vita in questo sperduto ed isolato villaggio, fatto di poche case che vivono di nulla raccolte intorno alla chiesa di un pastore protestante , vede nel nuovo intruso, nell’ultimo arrivato, una presenza inquietante ed annunciatrice di chissà quali sventure…sventure che stanno in vece solo nella testa degli uomini sciocchi ed un poco rustici, o semplicemente all’interno delle regole concepite erroneamente nella loro immobilità…
Dopo diverse peripezie che non racconto per non togliere il piacere della eventuale visione del film, ecco che i due protagonisti troveranno ognuno il proprio epilogo felice; l’uno nella famiglia ritrovata, l’altro nell’essersi fatto grande forse prima del tempo.
Ai bambini è piaciuto, perché l’intreccio della visione arriva subito al cuore della loro immaginazione. E piace agli adulti, che ripercorrono insieme ai fanciulli i moti autentici ed immortali dello spirito.
Dove c’è un sentimento vero e profondo, sia esso d’amore o d’amicizia, il tempo si ferma, smette d’essere passato o presente o futuro, per assumere lo spazio eterno dell’emozione.

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