giovedì 5 aprile 2012

IL MONDO SENZA FINE DI PINOCCHIO







Lo leggiamo ancora, lo   insegnamo nelle scuole, lo  guardiamo volentieri al cinema, lo raccontiamo nelle varie filastrocche, lo ricordiamo nelle più varie citazioni linguistiche letterarie  e culturali, piace ai grandi e ai bambini:   si tratta delle   avventure di Pinocchio, un burattino assai monello  che dopo tanti sbagli  e pianti  riesce a diventare buono, e per ricompensa  viene trasformato (promosso), alla fine  di incredibili   peripezie,   in un normalissimo  bambino  in carne ed ossa.

Il senso della favola è evidente; anzi, i suoi vari significati    sono evidenti...

Uno tra tutti?   Comportati bene  ed eviterai un sacco di dispiaceri.  Se sei un bambino che va a scuola  devi pensare a studiare, a fare il tuo dovere, ad ubbidire ai genitori, ad ascoltare le tue insegnanti...
Non farai nulla di tutto cio?
Aspettati allora  di finire  quasi  bruciato, morto di freddo e di fame, venduto al mercato come uno schiavo, messo in ridicolo da un paio  di orecchiacce da somaro,  appeso a un albero,  ridotto a fare il cane da guardia  legato ad una catena,  condannato a fare l'attrazione di un circo, inseguito per lungo tempo  dai rimorsi più terribili,  gettato in prigione,  intrappolato    moribondo  dentro la pancia di una balena...

Ma questa favola così ricolma di tragedie, delitti, orrori e tristezze... funziona?  Insegna  veramente   ai   bambini  l'importanza dell'essere dei buoni discenti, dei bravi scolari??  Sembrerebbe di sì, a giudicare  dal grande uso  che ancora si fa di questo testo;  questa narrazione   ha il potere   di  attirare  il consenso   dei più indisciplinati come  dei più  sensibili  ai rimproveri.

Pinocchio, una marionetta    che  a dispetto  del lieto fine,  ci piace continuare ad  immaginare burattino...







    




   




   






   













   













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