Secondo l'interpretazione del prof. Gabriele Giannantoni [1], la dottrina socratica sarebbe spesso travisata per quanto riguarda il valore e la funzione del dialogo socratico. Tutto deriva da una interpretazione di Aristotele, primo storico della filosofia, che vede il filosofo ateniese come un anticipatore della sua stessa filosofia, quella della definizione del concetto. Socrate, cioè, nei dialoghi platonici, secondo Aristotele, si sarebbe sforzato inutilmente di arrivare ad una verità razionale definita una volta per tutte: tentativo invece realizzato dalla logica aristotelica.
In realtà la dottrina socratica del dialogos vuole mostrare la relatività del sapere umano, mai definitivo: ecco perché Socrate è il più sapiente degli uomini, come ha detto l'oracolo al suo amico Cherofonte; egli sa che l'uomo è sempre "ignorante", mentre i più, come i sofisti, credono di sapere ma non sanno.
Ed è questa secondo Platone una delle colpe di Socrate, lui che era vero sapiente si dichiarava ignorante e i sofisti, veri ignoranti, facevano professione di sapienza. In questo modo il maestro contribuiva a confondere il vero ruolo della filosofia ed egli stesso al processo, pur avendo rifiutato l'aiuto di un celebre "avvocato" sofista, per l'abitudine di Socrate di dialogare in strada e nei più diversi luoghi, era stato ritenuto dagli Ateniesi un sofista lui stesso.
preso da wikipedia LA VERA SAPIENZA DEGLI IGNORANTI
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